Freak out!

PROJECTs, IDEAs, RAINBOWs




“Confini” phase 4 - The MAIA Project

Cambio di strategia, cambio di una parte di identità. Ci son stati sviluppi.

Come scritto nel precedente post, il logo non funzionava associato al marchio, quindi abbiamo, sostanzialmente, revisionato gran parte dell’identità, prendendo in considerazione l’idea di trovare un naming diverso da thinkbeyond, o comunque trasformare thinkbeyond in un payoff.
Così è stato, ma partiamo dal principio.

Eravamo in cerca di qualcosa da aggiungere all’identità, un concept morale/stilistico che rendesse il tutto coerente e motivato.
Durante i vari brainstorming il buon responsabile della produzione [aka Ernesto],  se ne uscì fuori con il concetto di Velo di Maya, espressione coniata da Schopenhauer, il quale vedeva la figura del velo come una sorta di illusione fenomenica che posto davanti agli occhi delle persone da varie divinità troll, ne inganna la realtà o comunque la mostra distorta.
Il buon Arthur, suggerì dunque di strappare suddetto velo e guardarci attraverso, in modo da rendersi conto cosa la realtà riserbasse oltre e metterla nel sacco ai troller.

Tutti ultra gasati e pompati subito fu fatta una ricerca in gran stile su Schopy, il velo in questione e tutti i dettagli annessi e connessi.
Dopo aver chiarito che Arthur parlasse perlopiù per indovinelli, siamo giunti a sinstetizzare il concetto e metterlo nero su bianco.

Dopo un paio di varie sedute di brainstorming, siamo giunti alla conclusione di chiamare il progetto MAIA.
Semplice, conosciuto all’orecchio per tutte le boiate modaiole sul 2012, richiamante il concetto di Schopy, pulito, sincero e suona pure bene.
Da qui, l’epopea del logotipo.

Questo qua sopra è il prototipo del definitivo (tranne il thinkbeyond, ancora è da valutare dimensione, peso e posizione), scaturito inizialmente dalla mia mente, poi perfezionato con l’aiuto un pò di tutti.
Si decise inoltre di abbandondare definitivamente il marchio (anche se ancora provo un pò di nostalgia per quel cacchio di quadrato con il pallino, però ç_ç ).
Era bello, ma non convinceva (gli altri), ma il concept piaceva.

Inizialmente il becco inferiore della M toccava terra, rischiava di sembrare una N, quindi abbiamo alzato il becco, aumentato la spaziatura per lasciar all’immaginazione le gambe e le linee mancanti, e aggiunto qualche dettaglio qua e là per dare una sistemata stilistica generale.
E c’e anche la parte “AIA” che ricorda proprio una piramide maya, pensa a te che caso fortuito! ( o per i più temerari, una strada in prospettiva, thinkbeyond, tutto torna cribbio!)
Alla fine, comunque, incredibilmente tutti felici e convinti del nuovo logotipo.

Il nuovo logo richiama il concetto di velo di maya sia per il nome  che per il fatto che alcune parti di esso sono nascote.
Ora si passa al funzionamento, c’è già qualche idea, si vedrà.


“Confini” phase 3 - Ipse Dixit

Ebbene si.

Avete lavorato bene, bravi, mi piace il concept, lo stile del progetto, la direzione presa e quindi siete a buon punto! ma il logo non convince, è poco personale, provate a personalizzarlo un pò." [cit. le prof Marcellò]

Magari gli andava anche bene, ma ci ha fatto imparanoiare (gode tantissimo nel farlo, lo si vede dal sorriso malefico e dalle rughettine nella fronte che si inspessiscono quando sfoggia il suo mefistofico sorriso.. e poi oramai Marcello lo si conosce bene).
Quindi adesso ripensiamo a qualcosa di nuovo, una nuova concezione di logo provando una strada diversa da quel quadratino che ci piaceva tanto :°

Qualche idea oggi è venuta, galeotto fù Schopenhauer, il suo Velo di Maya (con il quale l’uomo viene ingannato perchè una volta messo davanti agli occhi oscura la realtà dei fatti) al quale il buon Arthur suggerisce di strappargli un pezzetto per vederci attraverso.
Il chè tutto a pandan con la filosofia e il concept del progetto.


La cosa un pò mi ha demoralizzato ma vabene uguale, siamo una bella squadra (a dimostrare la cosa, la foto sottostante u_u) e riusciremo a cavarcela cribbio.

La squadra Confini al completo
da sinistra: Ernesto, Jan, io, Jacopao

“Confini” phase 2 - Identità pt.1

seguito di: "Confini" - Phase 1

Payoff:

Come render chiaro, ed a primo impatto trasmittibile il concetto di confine mentale/ideologico?

In primis ci siamo concentrati sul payoff, partendo dal nostro messaggio (I confini condizionano il nostro modo di agire e pensare); abbiamo tirato fuori varie proposte, più o meno disparate, tra cui:

non farti condizionare, live beyond, see beyond, look beyond, watch beyond, think beyond, pensa al di là, pensa oltre, vai oltre il confine, BEyond, living out of the box
, thinking out of the box ( ?_? ) ed infine il disperato tentativo del nostro Responsabile della Produzione proponendo un incognito BEEyond, al quale si era convinto di affiancare un logo di un ape incazzata nera.

Dopo varie alzate di spalle, sguardi interrogativi nonchè compassionevoli, ma soprattutto dopo averlo opportunamente smontato la scela è ricaduta ( quasi per forza di cose) sul Think Beyond, sucessivamente ottimizato in thinkbeyond per fattori estetici.
Abbiamo usato l’inglese per due semplici motivi: suona meglio e si avrebbe un utenza più ampia.
Noi oltre che beyond pensiamo anche big.

Lettering e Colori:

Parlando tra noi si era deciso di realizzare il progetto nello stile più minimal possibile, con grafiche ordinate, pulite e di buon impatto visivo.
Il lettering del payoff, dopo varie prove, è ricaduto sull’ Helvetica thin, dovutamente spaziato, mantenendone la leggebilità anche in alcune applicazioni in cui è previsto  scritto in piccolo.
Differenziando sucessivamente con colori la scritta think (in nero) e beyond (in grigio neutro).

Il logo:

Concentrare la situazione di confinamento in un immagine si è rivelata essere un impresa più ardua del previsto, sono stati realizzati una 30ina e più bozzetti del logo, con frecce, porte, solidi, linee, ma ancora il risultato non era soddisfacente.
Mi son spesso trovato inoltre a scartare idee molto buone ma non conformi allo stile ed al design del progetto.
Infine, dopo varie suggestioni scaturite dagli altri membri del gruppo, partorii un quadrato grigio, con dentro un pallino nero.

Da solo non avrebbe funzionato, ma accanto al thinkbeyond acquistava un significato tutto suo.
I colori erano perfettamente abbinati al payoff, il pallino nero come il think, rappresentante l’individuo e il suo pensiero, e il quadrato dello stesso grigio del beyond, rappresentante il confine da superare.
Sucessivamente sono stato arrotondati gli angoli per fattori estetici ed infine affiancato al payoff. Il risultato è questo.

Questo logo, anche se non sembra, ha una potenzialità infinita rispetto al pensiero che rotea attorno al progetto.
E’ stato concepito uno splash screen con una piccola animazione del logo, dove questo compie una rotazione 3D attorno all’asse del pallino, svelandosi in realtà un cubo con altre 5 facce ben nascoste soltanto da un fattore prospettico.
Mai come prima nel progetto, si rende l’idea del thinkbeyond.

Trà le proposte di funzionamento del logo scaturite durante i brainstorming, è uscita la possibilità di colorare il quadrato in funzione dell’argomento trattato nella sua applicazione (es. un video:  argomento A, colore A; argomento B, colore B ecc…) richiamando i colori nelle varie sezioni del futuro sito internet.
Da valutare..

"Confini" phase 1

Progetto annuale accademico proposto:

Analizzate, interpretate, comunicate uno dei temi proposti.
Ideate una campagna di comunicazione partendo dalla definizione del naming, dall’identità e realizzate almeno:
Sito internet, video/animazione, intervista, progetto editoriale (minimo un sedicesimo), azione / evento.
I temi: Confini, Fede, Linguaggio, Paura, Eroi, Identità

Lavoro da svolgere in gruppo, ci è capitata la parola Confini.
Panico generale dopo aver visto la consegna, ci siamo messi subito all’opera per analizzare la parola, sotto ogni punto di vista, raffinando man mano il concetto di confine.
In primis abbiamo dato le varie definizioni della parola, analizzandone tutti gli aspetti tendendo conto di qualsiasi tipo di confine, da quello fisico, quello territoriale fino al confine mentale e psicologico.
Dal primo brainstorming siamo arrivati a ciò:

Cosa sono: Sono punti condivisi, concreti o astratti che separano diversi elementi.
Cosa non sono: Libertà di agire, di pensare, spazi -reali e immaginari- non delimitati.
Se non ci fossero: L’inesistenza dei confini determinerebbe l’assenza di distinzioni e di convenzioni sociali con conseguente parità tra tutti gli elementi.

Definito ciò, ci siamo concentrati su che cosa creare avendo queste informazioni.
Siamo giunti man mano alla conclusione che i confini, di loro natura e di qualsiasi tipo essi siano condizionano il nostro modo di agire e di pensare.
Partendo da questo presupposto ci siamo mossi per creare una campagna comunicativa sensibilizzatrice in funzione del target posto, mettendo in risalto gli aspetti sia positivi che negativi dell’argomento.
La modalità di ricerca del consenso, non si fonda solo su “semplici” elementi programmatici, ma su valori, emozioni e coinvolgimento.
Tenendo a mente, oltretutto che chiunque è soggetto al rapportarsi con i confini.

Ma ora sorge il dubbio, quale tipo di confine prendere in considerazione?
Sono l’art director del gruppo, a me spettava la scelta.

La scelta la ottenni effettuando una mini indagine chiedendo 10 persone selezionate a caso,  “Qual’è il primo pensiero che affianchi alla parola confine?”
In 7 risposero “la linea che separa vari territori” e i restanti 3 fecero riferimento a questioni politiche, percui i meno presi in considerazione erano i confini ideologici/mentali.

This shit sounds good

Fondamentalmente non sapevo cosa fare, in questi giorni dormo poco, ieri (come il giorno prima, e quello prima ancora) mi son svegliato alle 4 e mezza, e al posto di studiare sistemi interattivi, il cui esame è previsto tra 7 giorni (dopo 3 settimane di posticipo, causa neve) cazzeggiavo con Photoshop aperto e il solito Zappone di sottofondo.

Ultimamente mi stò esercitando parecchio riguardo il design di manifesti e ads, oltretutto pinterest è una buona  fonte di ispirazione, (motivato dalla biografia di Steve Jobs che stò inaspettatamente leggendo in questo periodo, nella quale compare più volte la citazione di Picasso “I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano" :megusta: ).
Sono esercizi personali, chiariamoci, ma giacchè mi devo esercitare, colgo la possibilità di creare qualcosa di potenzialmente utile a qualcosa.
Quindi ho fatto un bel progettino per il contenuto grafico di un eventuale album del mio gruppo, gli Hellmao (info), accompagnato dal un simil-poster del precedente post, creato piu o meno nella stessa insonna situazione.

Il concept è basato su un illustrazione gentilmente offerta agli Hellmao da Feel Good Ink (vedi Lemon N Dust ) il quale probabilmente sarà felice di vedere finalmente a frutto il suo sudato lavoro!

Quel che ne è risultato è un booklet di 6 pagine (8 facciate con copertina) e back cover stampata avanti e retro, visibile tramite la custodia full glossy, il tutto stampato su carta satinata da 160gr, carico di errori sia progettuali che grammaticali (per non parlare degli sfondoni linguistici (ma i veri pro, scrivono in inglese), i testi copiati ed incollati da documenti di testo usati come appunti veloci.

Per non parlare del simpatico esaurimento nervoso dovuto alla disposizione, in fase progettuale, delle pagine del booklet; in quanto la rilegatura prevede un punto al centro del book, le pagine dovevano essere disposte in modo tale che una volta impaginate le suddette tornassero in ordine.
Qua sotto riporto parte degli enormi calcoli quantistici, i vari esperimenti cartacei nonchè simulazioni virtuali compiuti al fine di un corretto impaginamento.



Dopo questi bei disegnini e 10 minuti di sclero sono riuscito a trovare l’impaginazione giusta: l’impostazione delle pagine in stampa doveva risultare così:
1 - 6; 2 -5; 3 - 4.

O perlomeno così pensavo, si perchè una volta ritirato il prodotto in stamperia mi sono accorto che la pagina 2 e 5 sono invertite -_- .
Cioè probabilmente l’impostazione è giusta, ma proprio il posizionamento delle pagine nel pdf erano invertite (o perlomeno così quel ciccione dello stampaiolo mi ha detto)
Pare che finchè non uscirà l’album degli Hellmao rimarranno così come sono, è la prima volta in vita mia che creo un book impaginato così e non essendo un lavoro professionale mi accontento. ù_ù

Le foto in dettaglio e il concept grafico dell’intero lavoro sono visibili nella pagina dedicata.

Toh, gardate quanto ho scirtto…mi paro un blogger, lol.

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“Il design non deve soltanto riflettere l’aspetto esteriore del prodotto, ma coglierne l’essenza stessa. […] Il design è l’anima che si trova al cuore di un oggetto creato dall’uomo, e che gradualmente si intrinseca in piani esteriori.”
Steve Jobs di Walter Isaacson

Old photos colourized, amazing!

Devin the Omniscient

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Betta sullo squalo.
Paz.

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